Crisis management, Digitalizzazione, Sicurezza sul lavoro

Impariamo a fronteggiare i nuovi rischi e ad ampliare la visione

Intervista a Maria Giovannone

6 minuti 05/05/2021

Oggi siamo sottoposti a rischi del tutto nuovi, imprevedibili, completamente diversi da quelli a cui eravamo abituati ed il Covid-19 ne è stato solo un esempio. Il concetto di responsabilità sta evolvendo e per questo c'è bisogno di nuove strategie, di un nuovo approccio alla gestione della sicurezza.  Su questo argomento Quentic ha intervistato, nell'ambito del Safety Management Trend Report 2021Maria Giovannone, avvocato e docente di Diritto del Mercato del Lavoro, Global Economy and Labour Rights ed European Social Law presso l’Università degli Studi Roma Tre e coordinatrice del dipartimento H&S di ANMIL.

L'idea di introdurre un sistema premiante

Prof.ssa Giovannone, lei si occupa da anni ormai degli aspetti legali nel campo della salute e sicurezza sul lavoro. Quale approccio alla SSL sostiene e perché?

Di approcci ne esistono tanti e forse il mio li comprende tutti. Ciò che sostengo profondamente è il rispetto formale delle prescrizioni normative. Nel nostro Paese questo non avviene ancora al 100% ma per fortuna sappiamo dove ciò avviene in maniera corretta. Va detto inoltre che il rispetto delle prescrizioni normative da un punto di vista formale non è più sufficiente. Andrebbero introdotti degli incentivi che siano in grado di aiutare le imprese e tutti gli operatori che si occupano di SSL non solo a rispettare formalmente la norma ma ad andare oltre, ad investire di più anche su base volontaria, premiando i più virtuosi e mettendo al margine gli operatori sleali e scorretti.

L'impatto del Covid-19 sulle responsabilità

Lei crede che i comportamenti degli operatori abbiano subito un cambiamento a seguito dell’emergenza Covid-19?

Diciamo che il Covid-19 ha acceso i riflettori su problemi che già esistevano. Per quelle aziende virtuose che già prima mettevano la sicurezza al primo posto non è cambiato tanto. Parliamo di aziende in cui anche prima della pandemia si andava oltre il rispetto formale delle norme e che sono esempi da seguire. Quelle aziende invece che non hanno mai preso sul serio la SSL sono state oggi chiamate a rivalutarla e farne una nuova priorità. E’ importante però capire quanto durerà questo effetto per determinare se il Covid-19 abbia realmente avuto un’influenza sulla cultura H&S di tali aziende.

Pensa quindi che la pandemia possa avere un impatto positivo sull’evoluzione culturale della SSL? Cos’atro è cambiato?

Da grandi crisi possono sempre emergere delle opportunità, quindi credo di sì. Ne vedremo gli effetti sul medio-lungo periodo. Cosa è sicuramente evoluto è il concetto di responsabilità. Oggi siamo sottoposti a rischi del tutto nuovi, imprevedibili, completamente diversi da quelli a cui eravamo abituati ed il Covid-19 ne è stato solo un esempio. Per questo c’è bisogno di nuove strategie, di un nuovo approccio alla gestione della sicurezza. I datori di lavoro hanno oggi responsabilità maggiori per cui dovremmo chiederci se i sistemi legislativi odierni siano adeguati a questo nuovo scenario e come andrebbero estese le tutele. Un’altra cosa che sta cambiando è il modo di fare formazione. Durante il lockdown siamo stati in grado di fare attività seminariali, webinar, tutto mediante le piattaforme digitali. Forse tra tutti gli ambiti di lavoro, quello della formazione è quello più semplice da digitalizzare e neanche con costi eccessivi. Pensando invece all’utilizzo di strumenti più sofisticati, come la realtà aumentata, penso che seppur efficaci siano ancora troppo costosi. È chiaro che una spinta alla digitalizzazione del Paese andrebbe portata avanti su vari fronti, mettendo a disposizione cospicui fondi.

La capacità di vedere le connessioni tra le cose

Quali consigli si sente di dare per il 2021 a chi si occupa di salute e sicurezza sul lavoro in Italia?

Il mio consiglio è quello di “gettare il cuore oltre l'ostacolo”, nel senso che bisogna ampliare la visione. Questa materia sta diventando sempre più interdisciplinare e interrelata, quindi il mio consiglio è di concentrarsi sulla capacità di vedere le connessioni tra le cose. E’ sempre più difficile infatti distinguere l’ambito nazionale da quello internazionale ed europeo perché i fenomeni che viviamo sono troppo collegati tra loro. Poi c'è l'avvocato, l'economista, l'ingegnere, l'architetto, lo psicologo, l’RSPP e anche la figura del RLS che durante la pandemia ha assistito ad un forte rilancio. Insomma in questo ambito operiamo in tanti. Il mio consiglio è di investire nella formazione e nello sviluppo delle competenze che si acquisiscono proprio con un ampliamento della visione.

Maria Giovannone, avvocato e docente di Diritto del Mercato del Lavoro, Global Economy and Labour Rights ed European Social Law presso l’Università degli Studi Roma Tre e coordinatrice del dipartimento H&S di ANMIL.

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