Digitalizzazione, Sicurezza sul lavoro

Meno "pezzi di carta" e più App per la sicurezza italiana

Intervista a Lorenzo Fantini, direttore dei "Quaderni della sicurezza" di AiFOS

6 minuti22/03/2022

Un maggiore impegno politico e più fiducia verso la tecnologia: sono questi, secondo Lorenzo Fantini, avvocato giuslavorista e noto esperto di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, gli ingredienti giusti da cui ripartire per migliorare la cultura italiana della sicurezza. Leggi di seguito la sua intervista rilasciata a Quentic nell’ambito del Safety Management Trend Report 2022.

Un cambio di prospettiva necessario

Quali sono, secondo lei, i trend più importanti nella gestione della sicurezza sul lavoro e perché?

A mio parere, il trend principale, o meglio quello che è emerso nell'ultimo decennio e che è stato ulteriormente potenziato dalla pandemia, è la consapevolezza della necessità di dover gestire la sicurezza come un tema di natura organizzativa. È chiaro che l'organizzazione del lavoro è una questione assolutamente centrale per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali. Durante questi ultimi due anni di pandemia alcune grandi aziende ne hanno subito colto l'importanza anche da un punto di vista economico, mentre le realtà più piccole sembrano aver avuto qualche difficoltà in più nel comprendere a fondo questo concetto.

Dal suo punto di vista, cosa renderebbe più efficace la gestione della SSL nelle aziende italiane?

In primis ci vuole una volontà politica. In Italia nessuno schieramento politico parla di sicurezza sul lavoro. Gli articoli di giornale solitamente si limitano alla mera notizia di morte di un lavoratore, ma poi questo tema il giorno dopo già non si discute più. Nella storia della Repubblica Italiana c'è stato soltanto in un breve periodo in cui si è affrontato seriamente il tema della sicurezza sul lavoro, che poi è culminato con la redazione del decreto legislativo 81 del 2008. Ma successivamente tutti i governi, di qualsiasi colore, non si sono mai occupati di sicurezza sul lavoro. Ciò che manca è quindi una politica nazionale che faccia della sicurezza una priorità e degli interventi pubblici che aiutino le aziende in questo senso. Qualche segnale l’attuale Governo lo ha dato annunciando misure immediate di contrasto al fenomeno infortunistico, anche attraverso il potenziamento di strumenti già nella vigente legislazione (sospensione dell’attività imprenditoriale, banca dati nazionale sugli infortuni, vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro) e questo è un buon inizio. Parlando del merito di possibili misure, il credito di imposta per le attività di sicurezza sul lavoro potrebbe essere ad esempio un buon incentivo per quelle realtà italiane che decidono di innovare le proprie tecnologie sulla sicurezza. Oltre alla politica, in Italia c’è bisogno di sfruttare di più la tecnologia.

Meno "pezzi di carta" e più App per la sicurezza italiana

A proposito di tecnologia, fino a che punto pensa che la digitalizzazione della SSL sia già stata realizzata in Italia?

Alcune aziende hanno già optato per strumenti di gestione HSE che non sono solo cartacei, altre invece si sono limitate alla dematerializzazione del singolo documento (mi riferisco ad esempio al documento di valutazione del rischio) ma per il resto, soprattutto nel settore pubblico, si tende ancora a preferire il cosiddetto "pezzo di carta".

Pensa che il COVID-19 abbia modificato gli sviluppi o le priorità della digitalizzazione in ambito HSE?

Il Covid-19 ha sicuramente contribuito a dare un forte impulso alla transizione tecnologica e alla dematerializzazione del cartaceo ma si potrebbe verificare una reazione contraria quando torneremo alla normalità. Personalmente spero che gli insegnamenti che la pandemia ha lasciato non vengano dimenticati e soprattutto che le aziende non si lascino prendere dalla rincorsa dei nuovi picchi di produzione senza organizzarsi preventivamente. Il rischio è che si ripartirà con una produzione selvaggia e che questa finisca per alzare il rischio di infortuni e malattie professionali.

Dove vede il maggior potenziale per le aziende italiane o per i responsabili della sicurezza per far sì che questo contraccolpo non avvenga?

Pensando al futuro e alla tecnologia ad esempio vedo una grande possibilità di sviluppo delle App. Le App possono essere usate per finalità che finora sono sfuggite come il controllo dei lavoratori (sempre nei limiti consentiti dalla legge), la fornitura di informazioni e di procedure specifiche ai lavoratori. D'altronde il nostro cellulare è tutto tranne che un telefono! C'è una battuta molto bella di un film italiano “Perfetti sconosciuti” in cui Marco Giallini spiega che il cellulare è la scatola nera della nostra vita. Non si tratta solo di un telefono ma di qualcosa di più. Ora, se il nostro smart phone è la scatola nera della nostra vita, se nel cellulare troviamo documenti anche fondamentali per la nostra circolazione, perché non può essere uno strumento utilizzabile per la sicurezza sul lavoro? Le App sono molto economiche e allo stesso tempo permettono di fare grandi cose e molte aziende lo hanno già capito.

Rivedere il concetto di formazione

Quali aree di apprendimento e formazione ritiene più importanti per i responsabili della sicurezza nei prossimi anni?

Non parlerei tanto di formazione, ma piuttosto di addestramento. Bisogna concentrarsi cioè sullo spiegare l'utilizzo delle attrezzature di lavoro. In Italia abbiamo avuto negli ultimi mesi una particolare attenzione mediatica a incidenti che sono accaduti soprattutto a causa del cattivo utilizzo delle attrezzature di lavoro. Ai lavoratori va spiegato esattamente cosa fare e cosa non fare rispetto ad una determinata attività, va spiegata la combinazione degli agenti chimici, l'utilizzo delle attrezzature, ecc. Probabilmente nei prossimi anni avremo degli strumenti in grado di riprodurre in 3D le condizioni di rischio che per ovvie ragioni non si possono riprodurre dal vivo. Questo potrebbe essere molto utile per fare un buon addestramento. Il problema è che la maggior parte degli infortuni gravi e mortali ancora oggi si verifica nelle attività manuali quindi è su queste che bisogna concentrarsi. Tra l’altro, la stragrande maggioranza degli infortuni, soprattutto sui cantieri, avviene nelle aziende piccole e piccolissime e questo non è un caso…

Crede che ci sia quindi un nesso tra la dimensione aziendale e il verificarsi degli infortuni?

Sì, c'è un notevole scarto tra la virtuosità delle aziende più organizzate e quelle delle aziende più piccole, che non percepiscono proprio il tema dell'importanza della prevenzione e vedono la prevenzione come un costo, quando invece è un investimento. Più piccola è la dimensione aziendale e maggiore è la difficoltà a convincere gli imprenditori a fare sicurezza. Lo stesso accade quando i lavori vengono affidati in appalto. Se l'appalto viene gestito da aziende grandi, allora gli infortuni sono bassi, ma più diventa lunga la catena degli appalti, maggiore sarà l'indice infortunistico.

L'approccio alla sicurezza

Quale approccio alla SSL sostiene e perché?

Tra i vari approcci quello che condivido maggiormente è Vision Zero. Mi piace l'idea di poter andare tendenzialmente verso lo zero ed è la prospettiva che maggiormente supportiamo anche come AIFoS (Associazione Italiana Formatori Sicurezza) per cui dirigo i "Quaderni della sicurezza".

Va detto anche che la sicurezza è un fenomeno complesso con tantissime variabili per cui non credo che una singola prospettiva possa essere da sola completa. Inoltre, credo che la scienza comportamentale americana (BBS per intenderci) sia molto interessante, ma che in Italia necessiti di un accomodamento rispetto a come viene fatta ad esempio negli Stati Uniti o in Giappone. Purtroppo da noi funziona molto meno, per cui vanno considerate anche le differenze culturali tra i paesi.

Lorenzo Fantini, Intervista per il Safety Management Trend Report 2022
Chi è Lorenzo Fantini

L' Avv. Lorenzo Fantini opera nel campo della sicurezza sul lavoro da decenni e nel suo percorso ha indossato diversi cappelli: da avvocato giuslavorista è diventato prima responsabile nazionale della sicurezza sul lavoro presso il Ministero del Lavoro proprio nel periodo in cui è stato scritto il decreto legislativo 81 del 2008, poi presidente del casellario centrale degli infortuni dell'INAIL. Oggi opera come consulente e docente in materia prevenzionistica ed è il direttore dei "Quaderni della sicurezza" di Aifos.

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